Software libero significa avere il controllo sulla tecnologia che usiamo nelle nostre case, scuole ed aziende, dove i computer lavorano a vantaggio dell’individuo e della comunità, non per imprese di software proprietario o governi, che potrebbero cercare di limitarci ed imporre controlli su di noi.
-- Fondazione per il software libero (http://www.fsf.org)
Open source è un metodo di sviluppo che unisce una potente revisione distribuita del software con la trasparenza del processo. La promessa del software libero è migliore qualità, affidabilità superiore, più flessibilità, un costo più basso e la fine del blocco da parte di venditori predatorî.
-- Open source initiative (http://www.opensource.org/)
Il codice ha una caratteristica: può essere scritto bene o male. Il codice libero è frutto della collaborazione di molti programmatori indipendenti ed è sempre verificabile. Il codice chiuso è sviluppato e testato da un numero inferiore di tecnici e dunque può essere soggetto a difetti con maggiore facilità, senza considerare che è una “scatola nera” e non è dato sapere esattamente come tratti le nostre informazioni, personali ed aziendali.
Le applicazioni costruite su software e piattaforme open source rendono indipendenti dal fornitore e permettono di rivolgersi, se necessario, ad altri consulenti. Garantiscono normalmente maggiori qualità ed affidabilità, oltre ad una superiore interoperabilità grazie a protocolli aperti. La manutenzione è più semplice ed il riuso, in contesti simili a quello originario, è quasi a costo zero: un vantaggio per ogni azienda e per la comunità in generale. Non a caso, il riuso è incentivato dalle norme sulla Pubblica amministrazione digitale, a tutti i livelli.
Ancora in dubbio se affidarsi al software libero? Qualunque fornitore dovesse scegliere, le consigliamo di concentrare le risorse economiche sui servizi di personalizzazione del software e delle piattaforme, non sull’acquisto di una licenza.