Città resilienti grazie ai Big Data

Il concetto di resilienza, ormai largamente usato, viene applicato alle città.
Una città resiliente, o resilient city, rappresenta una città che, non semplicemente si adatta, ma cambia in risposta a problemi sociali, economici e ambientali, per fronteggiarli a lungo termine.
Inoltre la resilienza rappresenta oggi una componente necessaria per lo sviluppo sostenibile e duraturo di una città, cambiandola sia sul piano organizzativo che gestionale dei sistemi urbani.

Se da un lato essa può essere rappresentata da complessi sistemi per fronteggiare disastri ambientali, come per esempio il MOSE nella laguna di Venezia, dall'altro può basarsi sulla gestione dei Big Data e sulla coesione sociale.
I Big Data costituiscono un'importante fonte da cui trarre informazioni utili allo sviluppo di una città resiliente. Essi sono caratterizzati da una mole elevata e una varietà di informazioni provenienti da più fonti, che per essere interpretate ed elaborate correttamente necessitano di un adeguato strumento di analytics.

Grazie all'utilizzo dei Big Data per la sicurezza e la protezione civile è possibile migliorare le capacità di una città di rispondere in maniera sia preventiva che attiva alle emergenze.
É necessario però scegliere correttamente la tipologia di Big Data Analytics, in quanto non tutte le analisi sono adatte allo scopo da raggiungere. Tuttavia è fondamentale l'utilizzo di tali software al fine di trasformare il dato grezzo in informazioni utili per aiutare il processo decisionale e per migliorare la reattività e la capacità di risposta e recupero di una città.

Parlando di Big Data tuttavia è bene capire quali possano essere le fonti di tali informazioni.
Riguardo le città resilienti, e più nello specifico la gestione delle emergenze, questi dati possono essere già disponibili e pronti per essere elaborati correttamente, oppure devono essere acquisiti tramite dispositivi appositi.

Tali dispositivi possono essere sensori dislocati in punti strategici della città, settore del quale si occupa Invisiblefarm nell'ambito delle Smart City con la sezione IoT & Big Data, oppure sensori direttamente utilizzati dalle persone, ovvero i wearable device.
Per quanto riguarda i Big Data già disponibili e utilizzabili, dopo una corretta analisi, troviamo tutte quelle informazioni che le persone condividono attraverso i social media e che sono in grado di fornirci informazioni dettagliate e in tempo reale per gestire le emergenze.

Recentemente il proliferare di dispostivi mobile e la possibilità di essere sempre costantemente connessi ha permesso a molte persone di testimoniare in tempo reale eventi accaduti, prima ancora dell'intervento di reporter o servizi di sicurezza.
Tale fenomeno, tipico dell'era digitale, viene chiamato con il nome di crowdsourcing, ovvero “contribuire diffuso”; un progetto al quale collaborano numerose persone esterne e che può portare numerosi vantaggi.
Un esempio si è avuto in occasione dell'uragano Sandy che ha colpito New York nel 2012; quando numerosi cittadini, coordinandosi attraverso Twitter, hanno segnalato le posizioni di persone bisognose di aiuto o situazioni di emergenza.
Tutte informazioni subito utilizzate dai servizi di soccorso e dai volontari ed inserite in una mappa aggiornata in tempo reale con le coordinate ed i link ai social network degli individui in difficoltà ed i centri di evacuazione e soccorso dislocati per la città.

A tutti gli effetti il crowdsourcing ha permesso alle persone di inserirsi nel meccanismo di gestione delle emergenze, contribuendo alle informazioni raccolte ed aumentando la velocità e la precisione della risposta. In questo caso si tratta quindi di riuscire a raccogliere le informazioni, analizzarle ed incrociarle con quelle provenienti dai sensori, in modo da poter comprendere il fenomeno in tempo reale e reagirvi con prontezza.

L'utilizzo dei Big Data però non riguarda la sola gestione in tempo reale dell'emergenza, ma tali informazioni si rivelano fondamentali anche successivamente per documentare, definire e migliorare i piani di gestione delle crisi.

Oggi, quindi, la resilienza viene incoraggiata in tutto il mondo, tramite libri, convegni e progetti; perché si è capito che la capacità di rispondere ai cambiamenti climatici, di prevenire il rischio e promuovere la tutela del patrimonio culturale è il primo passo da fare per realizzare le città del domani.
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